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Africa A Cronometro | The saga of the Trans-raids

AFRICA A CRONOMETRO

L'epopea dei raids transafricani

Benvenuti nel sito ispirato da Egisto Corradi e dal suo primo libro, Africa a Cronometro, pubblicato da Garzanti nel 1952 ed oggi riproposto da Corbaccio nella collana Exploit.

Africa a Cronometro raccoglie le corrispondenze che Egisto Corradi scrisse per il Corriere della Sera tra il dicembre del 1950 ed il febbraio del 1951 sulla prima edizione del Rallye Méditerranée – Le Cap.

È Corradi stesso a chiarire il senso letterale del titolo che scelse per il suo libro:

“Gran peccato non potersi fermare qualche giorno, qualche ora, qualche minuto; dover sempre filar via come dannati, col cuore in gola per via della «media», nella polvere, … sedicimila chilometri di piste e strade d’Africa. Cinquanta giorni d’Africa, cronometro alla mano notte e giorno tutta l’Africa da nord a sud, Africa a cronometro”.

Appunto …

La nuova edizione di Africa a Cronometro
La prima edizione di Africa a Cronometro di Egisto Corradi

Corradi non celó mai il rimpianto di non avere potuto assecondare nemmeno in un occasione la sua curiositá ed il suo instinto di conoscere cosa c’era oltre gli angusti limiti del percorso convenuto:

“Cane d’un motore, mai uno sternuto; mai un capriccio qualsiasi da costringerci ad una fermata, e poter scendere, e poter calpestare la terra e toccare l’erba. Mai. Solo una volta, finora, un falso allarme. Ci si era fermati — non ricordo più dove — sotto un grande albero senza foglie, con stupendi fiori scarlatti simili ad orchidee qua e là sui rami che parevano secchi. Ma un solo attimo, non il tempo di coglierne. Perduta Africa.”

A distanza di oltre sessant’anni, é proprio di quella perduta Africa che vogliamo parlare.

In quel titolo, Africa a Cronometro, abbiamo finito col riconoscerci anche noi, non piú impegnati a lottare contro il tempo che separa dall’agognato traguardo, ma contro il tempo che sbiadisce la memoria ed ha in gran parte giá cancellato i ricordi di quell’avventura, come ha cancellato le tracce che le ruote lasciarono sul suolo africano.

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La Méditerranée – Le Cap 

La Méditerranée – Le Cap é stata una delle competizioni automobilistiche piú straordinarie mai organizzate. Non si puó dire si sia stata la piú lunga o la piú impegnativa in assoluto; le difficoltá incontrate dai concorrenti che affrontarono questa lunga corsa transafricana impallidiscono infatti rispetto a quelle incontrate nel 1907 lungo  i 14,994 chilometri che separavano Pechino da Parigi .

Alcune cifre peró testimoniano del fatto che é stata sicuramente la corsa piú complessa e che la cui organizzazione richiese il maggior impegno organizzativo e finanziario: furono oltre 30.000 i chilometri di strade e piste riabilitate, migliorate e attrezzate attraverso quattro grandi paesi e quindici tra domini e protettorati vari, il che richiese quasi due anni di lavori e l’impiego, secondo la testimonianza degli organizzatori, di diverse dozzine di migliaia di tecnici, miltari, maestranze e, soprattutto, manodopera locale.

Ma l’aspetto forse piú straordinario di questa competizione é l’oblio in cui é caduta, nonostante, o forse, come vedremo, proprio a causa, dell’importanza che essa ebbe in quel periodo. Queste pagine cercano di riportare quindi alla luce vicende ormai dimenticate, ma non per questo prive di fascino e di interesse per il lettore di oggi.

È dunque ad una vera crociata, fatta in nome dell’umanitá intera ed individualmente dalla nostra Europa, che gli organizzatori chiamano coloro che hanno seguito e compreso i loro sforzi!

Generale Octave Meynier, Presidente del Comitato Organizzatore della Méditeranée – Le Cap, riferendosi al significato della competizione 

 

 


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