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La Trans-African Highway | Africa A Cronometro

 LA TRANS-AFRICAN HIGHWAY

Uno degli obiettivi principali che si erano prefissi gli organizzatori del Rallye era di promuovere la realizzazione di una rete stradale trans-africana che consentisse il rapido sviluppo del commercio e del turismo, oltre che un piú agevole sfruttamento delle immerse risorse naturali del continente. Il libro di Egisto Corradi offre a questo riguardo interessanti spunti di riflessione.

Colpisce quanto il raggiungimento di tale ambizioso obiettivo fosse percepito come a portata di mano, quanto diffusa fosse la convinzione che, nel giro di pochi anni si sarebbe assistito ad una reale integrazione della rete delle infrastrutture di trasporto africane con quelle europee.

Tale era questa convinzione, che giá in molti cominciavano a rimpiangere la scomparsa dell’Africa vera, misteriosa ed inaccessibile.

È questo il sentimento che Corradi prova e così descrive:

“È un poco mortificante, della mortificazione amara per rimorso di chi abbia profanato alcunché, avere percorso tanto agevolmente una simile distanza, essersi guadagnata nientemeno che un’oasi senza una sola stilla di sudore, senza aver sofferto un brivido di freddo notturno, senza un solo momento di sete, senza il minimo balenare di miraggio. … l’automobile lascia 1’amaro in gola, 1’amaro per avere ottenuto senza la giusta fatica. In me, quest’amaro, c’è, lo vado lentamente digerendo.”

Da un lato, non c’è dubbio che lo scopo di una tale infrastruttura fosse quello di soddisfare la brama di ricchezze e le aspirazioni geopolitiche delle potenze coloniali e che il benessere delle popolazioni locali non fosse certamente tra le prioritá di coloro che ne pianificano il compimento.

Dall’altro, la sua effettiva realizzazione avrebbe lasciato una ereditá preziosa agli stati nazionali che alle potenza coloniali si sarebbero di li a poco succeduti, offrendo condizioni ben diverse per perseguire l’obiettivo dello sviluppo duraturo del continente.

L’inadeguatezza delle reti di comunicazione africane nei decenni che seguirono e che continua anche oggi, è in gran parte attribuita all’ereditá del periodo coloniale; durante il viaggio, ad un certo punto Egisto Corradi si pone una domanda:

“Invece che ‘bonne route’ troviamo una pista strettissima, allagata negli avvallamenti e fangosa nel rimanente. Mi chiedo perché un paese ricco ed organizzato come il Congo Belga possa accontentarsi di simili strade quasi impercorribili durante le piogge, uguali alle strade albanesi del tempo di guerra.”

La risposta è che, con poche eccezioni, le potenza coloniali limitarono lo sviluppo delle infrastrutture ai collegamenti tra i luoghi di sfruttamento delle risorse ed i porti nei quali tali risorse venivano caricate per essere trasportate in Europa e nel mondo.

All’inizio del 1951, tale situazione sembrava destinata a cambiare per sempre. Il futuro sarebbe stato tuttavia ben diverso.


Ecco come si presentava la rete dei collegamenti stradali trans-africani all’inizio del 1951, e cioé nel momento in cui prendeva avvio l’avventura di Egisto Corradi. La carte é tratta dalla seconda edizione della guida Trans-African Highways pubblicata dalla Automobile Association of South Africa (AA) nel 1951.


Dopo quasi 65 anni, in Africa non esiste ancora una ferrovia o una strada asfaltata che attraversi il continente da Nord a Sud e da Est ad Ovest.

Oggi come allora, é evidente che lo sviluppo dell’Africa dipende dalle infrastrutture e che queste non possono essere realizzate in modo efficace se non in modo pianificato a livello continentale e cioè sulla base di un modello integrato allo sviluppo regionale.

A partire dagli anni ’80, con il contributo delle Nazione Unite e di numerose organizzazioni internazionali e regionali, si é tentato di dare nuovo impulso alla realizzazione di un rete stradale trans-africana, il Trans African Highway Network.  Ad oggi, questi sforzi non hanno sortito ancora i risultato auspicati, principalmente per due motivi: mancanza di risorse sufficienti e assenza di un accordo sovranazionale su scala regionale e continentale, che consenta la programmazione coordinata degli investimenti nazionali e la realizzazione di collegamenti transfrontalieri.

Come auspicato da Ludger Kühnhardt (vedi pagina: Africa e Europa tra passato e futuro), una maggiore integrazione regionale ed una nuova fase di collaborazione tra le istituzioni ed i popoli di Africa ed Europa potranno contribuire, finalemente, a creare i presupposti necessari per uno sviluppo sostenibile del continente in un futuro non troppo lontano.