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Giovanni Canestrini | Africa A Cronometro

Giovanni Canestrini

Giovanni Canestrini (Catania, 26 novembre 1893  – Milano, 27 maggio 1975) è stato  compagno di viaggio di Egisto Corradi nel Rallye Méditerranée – Le Cap del 1951, essendo entrambi membri della Squadra Lancia, il primo come inviato della Gazzetta dello Sport, mentre il secondo del Corriere della Sera.

Canestrini e Tazio Nuvolari all’autodromo di Modena, 1951

Giovanni Canestrini, in un disegno (di Sestrieri) che lo ritrae intento ad accendere la sua inseparabile pipa

Giovanni Canestrini, all’estrema destra della foto, osserva con un certo distacco le disquisizioni geologiche del tenente Ponsot, comandante del presidio militare di Reggan

Canestrini, primo a sinistra, ed alcuni protagonisti del rallye Mediterranè – Le Cap attendono di essere ricevuti in udienza dal Pontefice, 1951


Brescia 1947, Canestrini e Castagnero (con la bandiera) si apprestano a dare il via alla XIV edizione della Mille Miglia, la prima del dopoguerra.


Giovanni Canestrini fu sicuramente una personalitá tra le piú importanti nel panorama del giornalismo sportivo italiano del secolo scorso,  legando indissolubilmente il suo nome alla Mille Miglia, la corsa piú bella del mondo. Cresciuto a Novara, il padre era Provveditore agli studi, sin da giovane si occupa di sport a vari livelli. Nel 1908 fonda insieme ai compagni del Liceo Classico Carlo Alberto la Football Association Studenti che due anni dopo diventerà il Novara Football Club, dove Canestrini gioca per due campionati nel ruolo di ala sinistra. Si iscrive alla facoltà di Ingegneria di Torino ed, invitato dal direttore, inizia a collaborare con la rivista “Guerin sportivo”. Allo scoppio della Grande guerra viene arruolato prima in artiglieria e poi consegue il brevetto di pilota. Per il suo impegno sul fronte del Carso viene decorato più volte. Al termine della guerra, la Federazione Arbitri lo convoca per dirigere le partite della Divisione nazionale. Ma Canestrini già da tempo segue con attenzione i continui progressi del mondo dei motori e frequenta i principali eventi sportivi, soprattutto le competizioni motociclistiche, nelle quali l’amico Varzi sfida Tazio Nuvolari. Scrive di sport per il “Corriere di Novara” e nel 1922 partecipa come meccanico alla sua prima competizione in auto, la Susa-Moncenisio, giungendo secondo a fianco del pilota Tornelli. Nel 1924 entra alla “Gazzetta dello sport” dove il direttore Colombo gli affida la rubrica dei motori. E’ l’occasione della vita: Canestrini, informatissimo ed  sempre presente ad ogni evento, amico di molti campioni del momento e di tecnici del mondo dell’automobile, diventerà il primo giornalista sportivo dei motori nella storia del giornalismo italiano.

La leggenda narra che, in un freddo pomeriggio del 1926, tre suoi amici bresciani, Maggi, Castagneto e Mazzotti, lo andarono a trovare nel suo appartamento di via Bonaventura Crespi a Milano. I quattro, tutti “malati di automobilismo”, si arrovellarono per ore nel tentativo di ideare una competizione che fosse in grado di dare una spinta positiva a tutto il mondo dell’automobile italiana e che potesse diventare celebre almeno quanto Le Mans o Indianapolis. Quella sera stessa nacque il progetto della Mille Miglia. Per realizzarlo fu chiesto l’appoggio di un altro bresciano, il segretario nazionale del PNF Turati, il quale chiese il nullaosta direttamente al Primo Ministro. E Mussolini scrisse sulla bozza  “Si faccia”.

La corsa sarebbe partita da Brescia, avrebbe poi attraversato Roma per ritornare a Brescia con un percorso, da stabilirsi di volta in volta, di circa 1600 Km. La prima edizione del 1927 fu un successo, Mussolini disse “Si ripeta”, ma soprattutto la Mille Miglia divenne il principale veicolo pubblicitario per le case automobilistiche e non solo: divenne anche un formidabile banco di prova per i pneumatici, le candele, i cuscinetti a sfera, i carburanti, le carrozzerie in lega leggera, insomma tutto quello che ruotava intorno al mondo dell’auto, tranne le strade. E fu proprio per migliorare le strade e le infrastrutture italiane, inadeguate anche per il modesto flusso veicolare di allora, che Canestrini si batte ad oltranza dalle pagine delle riviste “Auto Italiana” e “Auto Moto Ciclo”. Nel 1939 pubblica “L’automobile”, una monumentale opera che per molti anni sarà considerata come una pietra miliare della storia della locomozione. Nel 1942 fonda Inter Auto, rivista di tecnica motoristica e dei trasporti. Il dopoguerra lo vede impegnato nella ripresa organizzativa della Mille Miglia. Viene eletto vice-presidente della commissione tecnica della Fédération Internationale de l’Automobile (FIVA). Nel 1948 viene eletto direttore generale dell’ACI ed entra nella redazione del settimanale dell’ACI “l’Automobile”, di cui assumerà formalmente la direzione nel 1951. Alla fine del 1950 prende parte al rallye Mediterranè- Le Cap in qualità di inviato della “Gazzetta dello sport”. Nel 1952 viene eletto presidente del Comitato esecutivo della Conferenza del traffico e della circolazione di Stresa, il palco che gli consentirà finalmente di intervenire in modo diretto sulla sicurezza delle strade e sulla prevenzione degli incidenti stradali per circa 20 anni. Nel 1953 viene eletto presidente dell’Unione italiana giornalisti dell’automobile e presidente della Federazione internazionale tra le Associazioni dei giornalisti dell’automobile.

Nel 1957 si conclude tragicamente l’avventura della sua Mille Miglia: all’altezza di Guidizzolo l’improvviso scoppio di un pneumatico della Ferrari di De Portago innesca un incidente che provoca la morte di nove spettatori. E’ il secondo gravissimo incidente, dopo quello del 1938, ma stavolta lo stop sarà definitivo.

Nel 1963 lascia la “Gazzetta dello sport” per passare al “Corriere della sera”.

Durante la sua carriera ha raccolto ogni genere di opere riguardanti la materia a cui si è dedicato per tutta la vita, costituendo così una cospicua biblioteca che ha donato al Museo dell’automobile di Torino.