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Cenni storici | Africa A Cronometro

STORIA DEL TURISMO AUTOMOBILISTICO IN AFRICA NEL PERIODO COLONIALE

In generale, le pagine di approfondimento offerte nel sito traggono spunto dal testo di Egisto Corradi. Questa pagina, dedicata al turismo automobilistico in Africa in periodo coloniale, è un’eccezione, ad ha lo scopo di offrire una breve sintesi dell’evoluzione del turismo automobilistico africano e alcuni elementi fondamentali per comprendere il contesto in cui la prima edizione della Méditerranée – Le Cap venne organizzata.

Tra gli obiettivi che gli organizzatori del Rallye intendevano perseguire c’era quello di promuovere e stimolare il turismo automobilistico africano, obiettivo che, almeno nel breve periodo, venne raggiunto con successo.

In una lettera inviata il 14 febbraio 1951, André Siegfried, membro dell’Accademia Francese, si congratulava con il Generale Octave Meynier, che ricopriva la carica di Presidente del Comitato Organizzatore, nei seguenti termini:

“L’idea del Rallye Internazionale Mediterranée – Le Cap mi è sembrata un’iniziativa tra le piú felici, in grado di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica Europea sul Continente Africano. Io sono convinto, come lo siete voi, che lo sviluppo del turismo contribuirá allo sviluppo complessivo di tutto il Continente” (da Le Saharienne, nr. 99, 1986).

Inutile tuttavia cercare tra le pagine di Corradi un cenno alle motivazioni che il Rallye intendeva perseguire; Corradi infatti trovava molto più interessante descrivere le sue personali esperienze del viaggio, delle persone e dei luoghi, piuttosto che perdersi in discorsi astratti o rischiare di farsi portavoce della propaganda altrui.

Al fine di comprendere il contesto in cui la competizione si svolse, è tuttavia di grande interesse approfondire almeno brevemente il tema del rapporto che è esistito tra la diffusione dei veicoli a motore e lo sviluppo del turismo automobilistico nel contesto dell’Africa coloniale, e di come esso abbia contribuito a cambiarne la percezione da parte dall’opinione pubblica europea.

Nonostante siano stati in effetti pochissimi in quel periodo gli automobilisti ad effettuare viaggi trans-africani a bordo di veicoli a motore, il fatto stesso che essi fossero possibili contribuì a modificare la percezione di quei luoghi, che da ostili ed inaccessibili, si trasformarono velocemente in mete di appassionanti avventure alla portata di chiunque avesse a disposizione le risorse ed il tempo necessario.

L’Africa narrata da Josef Conrad in Cuore di Tenebra, che venne pubblicato nel 1902, veniva riscritta e ridefinita, ad esempio, nelle pagine e nei filmati che documentavano la Crosiére Noire  compiuta nel 1924/1925 dai veicoli semicingolati Citroën-Kegresse.

Tale modifica di percezione da parte dell’uomo comune era fondamentale in una prospettiva di dominio coloniale, in quanto favoriva il flusso di europei attratti dai territori d’oltremare non tanto per motivi turistici, ma per cercare fortuna o realizzarsi professionalmente.

Qui di seguito proponiamo la sintesi di un’interessante pubblicazione, il cui autore è Gordon Pirie, professore dell’Università di Città del Capo in Sud Africa ( https://uct.academia.edu/GordonPirie ), ove ricopre la carica di Vice Direttore dell’African Centre for Cities. Il titolo originale della pubblicazione è “Automobile organisations driving tourism in pre-independence Africa”, e può essere scaricato in versione integrale ed in lingua inglese qui.


Lo stimolo al turismo delle organizzazioni automobilistiche nell’Africa prima dell’indipendenza

di: Gordon Pirie

Introduzione

All’inizio del ventesimo, grazie al rapido affermarsi di veicoli a motore sempre più affidabili, i viaggi transfrontalieri ebbero un grande impulso. Le ricche élite, che oltre ai soldi disponevano anche del tempo necessario, furono tra le prime a trarne i benefici, divenendo turisti automobilisti negli Stati Uniti ed in Europa. La ‘libertà della strada’ comportava il viaggiare seguendo il proprio personale programma con i compagni di viaggio che preferivi (o intenzionalmente da solo) ed al fuori delle rotte fissate dalle rotaie. Il turismo ‘autonomo’ non fu comunque privata di assistenza: molte società commerciali entrarono nel business della pubblicazione e sponsorizzazione di guide e carte per gli automobilisti negli Stati Uniti ed in Europa.

I primi club automobilistici vennero fondati a Parigi e Londra nel 1895 ed a New York nel 1899.

Fu in Europa che le fantasie motoristiche e le attività dei club nazionali condussero alla fondazione delle prime associazioni internazionali dedicate ai motori ed al turismo. La Lega Internazionale delle Associazioni Turistiche (1900), una confederazione di club turistici ciclistici ed automobilistici apparve appena prima che venisse fondata nel 1904 la Federazione Internazionale dell’Automobile (FIA). Anche il Touring Club Italiano ebbe le sue radici nelle associazioni ciclistiche. L’Alleanza Internazionale del Turismo (AIT) (1919) seguì alla Lega e contribuì a sviluppare e promuovere il sistema dei “carnets de passage en douane” da utilizzare nei viaggi turistici trans-frontalieri che, ottenibili presso le sedi dei club locali, consentivano il guidatore di attraversare le frontiere nazionali senza dovere pagare le tasse di importazione del veicolo, all’epoca ancora considerato un bene di lusso. L’AIT inoltre promosse il sogno di una rete di strade trans-nazionali che attraversasse l’intera Europa. Nei primi anni ’30 venne proposta e cartografata una strada da Londra a Istanbul, che nel giro di due anni venne estesa verso est fino a Calcutta e verso sud fino a Città del Capo.

Nell’Africa coloniale, il turismo automobilistico inizio dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Questa forma di turismo si sviluppo quasi esclusivamente presso la classe media “Europea” (Bianca) come conseguenza della riduzione del prezzo dei veicoli a causa della produzione di massa, che diede impulso alla loro importazione.

Le ferrovia cominciavano a perdere il monopolio del traffico turistico trans-frontaliero. Nel 1938, Otto Mertens, un tedesco che curò la terza edizione della guida The African Handbook: A Guide to West, South and East Africa, si disse convinto che i viaggi in automobile rappresentavano la modalità più piacevole di viaggiare in Africa, nettamente superiore ai treni, che erano lenti, poco frequenti, caldi e fumosi.

Organizzazione della mobilità automobilistica nell’Africa coloniale

Le prime organizzazioni automobilistiche vennero fondate in Sud Africa pochi anni dopo le loro corrispondenti americane ed europee. Nel 1901 venne fondato l’Automobile Club di Città del Capo, che a partire dal 1911 ottenne l’onore di potersi fregiare del prefisso “Royal”, e divenendo quindi noto come RAC.

Le preoccupazioni principali di tale associazione erano comunque all’epoca limitate allo sviluppo della rete viaria ed all’uso dei veicoli, senza manifestare alcun interesse per il turismo automobilistico.

Nel 1928 venne fondata un’altra organizzazione, l’Automobile Association of South Africa (AA), che per i successivi trentasette anni avrebbe rivaleggiato con il RAC. Al di fuori del Sud Africa, club automobilistici sorsero in Rhodesia (1923) ed in Kenya, ove l’East African Automobile Association (EAAA) fu fondato a Nairobi ne settembre del 1919.

Come i loro corrispondenti d’oltremare, i club motoristici africani avevano l’ambizione di rappresentare e difendere gli interessi dei possessori di veicoli a motore. I due club sudafricani avevano tra gli obiettivi quello di rendere più omogenea la legislazione tra le diverse province, di combattere l’eccessiva fiscalità e di premere per lo sviluppo delle reti stradali. Offrivano anche assistenza agli automobilisti, offrivano assicurazioni a tassi di favore e offrivano in caso di necessità assistenza legale.

Le organizzazioni africane inoltre agevolavano e incoraggiavano l’uso dei veicoli provvedendo a collocare segnali indicatori e di attenzione lungo le strade e pubblicando resoconti dei viaggi compiuti dai loro membri.

Sviluppo del turismo automobilistico

Le pratiche di identificazione, approvazione e raccomandazione di hotels e luoghi di ristoro, accettando la loro pubblicità nelle riviste dei club motoristici, servizi di prenotazione di pernottamenti per turisti automobilistici e la pubblicazione di pubblicità di officine di assistenza lungo le strade si affermarono rapidamente.

Le opportunità e le responsabilità del RAC nel supportare il turismo automobilistico crebbero nel 1930 quando il Club venne designato come membro sudafricano nella Associazione Internazionale dei Club Automobilistici Riconosciuti con sede a Parigi, tra i cui scopi c’era quello di promuovere il turismo internazionale. Come conseguenza, il RAC si assunse la responsabilità di garantire i turisti automobilisti stranieri ricevessero adeguata ospitalità ed assistenza.

La prima guida turistica dell’Africa fu quella pubblicata dalla Union Castle Steamship Company’s, la South and East Africa Yearbook and Guide, la cui prima edizione annuale uscì nel 1895. Nel 1930, l’edizione a copertina rigida aveva raggiunto le 1,000 pagine, e conteneva carte a colori delle strade di interesse automobilistico, inserzioni pubblicitarie e statistiche relative ai motori.

I Club cominciarono ad offrire relazioni sui viaggi automobilistici sin dagli anni ’20, quando  i raid su lunghe distanze arano ancora agli albori. Una breve relazione su di un viaggio compiuto con un veicolo a motore da Città del Capo all’Equatore nel 1927 stimolò l’immaginazione di molti automobilisti. Ancora prima, il RAC aveva iniziato ad associare la sua immagine a queste spedizioni, incoraggiando l’organizzazione di raid automobilistici su lunghissime distanze. Il RAC inoltre riconobbe il valore e celebrò il successo di spedizioni automobilistiche come quella portata a termine dal Capitano e da Madame Delingette al loro arrivo a Città del Capo con la spedizione Citroën-Kegresse nel 1925. Nel 1929, il periodico del RAC pubblico un articolo sul raid di ottantaquattro giorni compiuto dalla Spedizione Trans-Africana Belga da Algeri a Città del Capo e organizzò un ricevimento per celebrare un automobilista trans-continentale Sud Africano.

Vista con gli occhi dell’automobilista sudafricano, il successo dell’attraversamento dell’intero continente da nord a sud e viceversa realizzato da queste due ultime spedizioni confermava che esistevano reali motivi per attendersi che, nel giro di poco tempo, l’attraversamento della parte centrale del continente africano sarebbe diventato alla portata di tutti grazie al miglioramento della rete viaria. I benefici che egli si attendeva erano soprattutto legati alle opportunità che una tale prospettiva offriva per sviluppare gli scambi ed agevolare lo sbocco delle merci piuttosto che ai magnifici paesaggi che il turista avrebbe potuto ammirare.

A Città del Capo, il RAC pubblicò la prima Guida Stradale ala fine del 1927. L’edizione dell’ottobre del 1930 includeva la descrizione di ottantasette strade percorribili da automobili, le più lunghe delle quali erano la Città del Capo – Nairobi e Città del Capo – Windhoek. Queste prime guide includevano tabelle con le liste delle strade percorribili e le relative distanze, ed inoltre offrivano informazioni circa “le esperienze turistiche degli entusiasti amanti dell’avventura a motore”.

A Nairobi, che costituiva l’estremità di una delle strade proposte dal RAC, La Royal East African Association produceva la sua prima Guida Stradale dell’Africa dell’Est nel dicembre del 1930, avendo la compagnia petrolifera Shell come sponsor. Nel 1931, la REAAA pubblico una seconda guida con il supporto della Shell, che includeva anche i territori dell’Africa occidentale e settentrionale.

Nel gennaio 1933 la AA pubblico una guida molto più ambiziosa dal punto di vista geografico, e che, non estranea a reminiscenze dei sogni imperiali, recava il titolo solenne di The Road From Cape to Cairo.

L’iniziativa della AA ebbe un’accoglienza tanto favorevole da giustificare una nuova edizione che sarebbe stata data alle stampo nel giugno 1935 e che avrebbe compreso novantaquattro strade automobilistiche per una lunghezza complessiva di 23,219 miglia attraverso tutta l’Africa. Questa nuova edizione venne intitolata African Throughways.

Il turismo africano si diffonde

Fin dall’inizio, l’organizzazione e la promozione del turismo in Africa è stata controllata da organizzazione come le società ferroviarie o i club automobilistici. Il primo segno tangibile di trasferimento di questa responsabilità ad una entità alternativa e che avesse nello sviluppo turistico il proprio scopo principale emerse nell’agosto del 1937 durante un congresso che si tenne a Bulawayo. In quella occasione, per la prima volta si pose l’accento sullo sviluppo turistico piuttosto che sui trasporti. In quell’incontro, i club automobilistici dell’Africa centrale e meridionale affiliati all’Alleanza Internazionale del Turismo (AIT) sottolinearono la necessità di disporre di una organizzazione uniforme. Venne quindi fondata una Sezione Africana dell’AIT durante il congresso che si tenne a Costermansville (oggi Bukavu), nel Congo Belga nell’ottobre del 1938. Il rappresentante dell’AA venne eletto vice-presidente.

“Una alleanza pan-africana del turismo dovrà essere creata, con l’incarico di vendere l’Africa nel mondo attraverso gli uffici turistici di Parigi, Londra, Berlino, New York e Buenos Aires. L’idea che l’Africa sia ancora il ‘Continente Nero’ dovrà essere sradicata e sostituita con la nozione che l’Africa è il paradiso del turista, in grado di offrire ogni tipo di clima, dalle nevi del Kilimanjaro al caldo sole di Durban. A tutte le organizzazioni automobilistiche più importanti in Europa ed America verranno inviate copie gratuite delle cartine delle strade dell’Africa…”.

Nel 1939, il suo Bollettino riportava che dirigenti dell’ International Association of Recognised Automobile Clubs e dell’Automobile Club di Francia, partiti da Algeri, sarebbero giunti a Città del Capo dopo un viaggio di quarantaquattro giorni. Il loro scopo era quello si effettuare la ricognizione del percorso per un rallye di regolarità the avrebbe dovuto essere organizzato, secondo quando stabilito durante la conferenze AIT di Costermansville, nel 1941. Alla fine, esso venne effettivamente organizzato nel 1951, quando trentasette vetture riuscirono a completare in sei settimane il tracciato da Algeri a Città del Capo, utilizzando principalmente le cartine stradali pubblicate dal RAC. AA manifestò pubblicamente il suo apprezzamento che tale avvenimento contribuì in modo determinante al miglioramento delle infrastrutture turistiche per motoristi attraverso l’intera Africa.

In effetti, dopo la Seconda Guerra Mondiale si era verificato un rapido sviluppo dell’automobilismo civile e una ripresa degli sforzi di promuovere il turismo a quattro ruote. La prima edizione nel dopoguerra della guida African Throughways dell’AA venne pubblicata del 1949 con il più esplicito titolo di Trans-African Highways. La guida aveva raggiunto le 356 pagine, e conteneva la descrizione di 132 strade, di sui veniva offerta la mappa a striscia alla scala 1:2 milioni. Il volume conteneva anche la descrizione delle strade africane utilizzate dai veicoli pesanti che furono oggetto di discussione durante il Secondo Congresso Internazionale del Turismo Africano che si tenne ad Algeri nel 1947.

Al fine di mantenere la guida aggiornata in un periodo di grande sviluppo della rete delle infrastrutture stradali africane, la seconda edizione venne pubblicata nel 1951, seguita dalla terza nel 1956 e dalla quarta nel 1959, della quale venne pubblicato un supplemento nel 1961. La quinta edizione, pubblicata nel 1963 prese atto del fatto che, rispetto all’edizione precedente, venti paesi africani avevano raggiunto l’indipendenza politica, e tutte le cartine vennero ridisegnate.

Nove anni dopo che si era tenuta la prima edizione dell’ International African Touring Congress a Costermansville, venne organizzata la seconda edizione ad Algeri nel 1947, alla quale seguì Nairobi nel 1949, Lourenco Marques nel 1952, Elizabethville nel 1956, Dakar nel 1958 and Marocco nel 1961.

La competizione tra il RAC e l’AA durò fino alla data della loro fusione in un’unica organizzazione che conservò il nome di Automobile Association of South Africa, che avvenne alla fine del 1965.

L’Assemblea Generale dell’AIT che si tenne nel  maggio del 1965 a Vichy deliberò di fondare un ufficio dell’AIT che si occupasse esclusivamente di assistere lo sviluppo delle associazioni automobilistiche nei paesi africani che avevano appena raggiunto l’indipendenza politica.

Le cordiali relazioni tra le associazioni sudafricane ed il resto dei paesi africani durante gli anni ’50 ed i primi anni ’60 erano destinate a non durare a lungo in considerazione della loro politica che limitata la possibilità di affiliazione ai cittadini designati come “Bianchi” nell’ambito del sistema dell’apartheid vigente in Sud Africa.

L’era del turismo africano con il contributo di quelle che furono le potenti organizzazioni automobilistiche in Sud Africa era finita.

Conclusioni

Le organizzazioni automobilistiche hanno dato un importante contributo allo sviluppo del turismo interno e transfrontaliero africano a partire dalla metà degli anni venti, ad esclusivo beneficio di gruppi sociali e razziali ben definiti. Dagli ’20 alla fine degli anni ’50, decine di migliaia di automobilisti ‘Europei’ (Bianchi) si sono documentati, hanno pianificato ed infine intrapreso viaggi in Africa in automobile. Di essi, solo una piccolissima frazione compì l’attraversata completa del continente.

Alla fase pionieristica ed a quella dominata dai Clubs e dalle associazioni nazionali, seguì una terza fase che vide la collaborazione internazionale tra organizzazioni turistiche ed automobilistiche internazionali. L’instabilità geopolitica associata all’affermarsi dell’indipendenza politica di molti territori africani ridusse drasticamente il turismo automobilistico su lunghe distanze, tendenza questa accentuata dallo sviluppo dei collegamenti aerei come nuova modalità di viaggio.