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Edouard Buchmann | Africa A Cronometro

 EDOUARD BUCHMANN

Le uniche fotografie che siamo riusciti a reperire su Buchmann provengono dal sito http://algeroisementvotre.free.fr/, e sono state integrate le scarne informazioni che è stato possibile reperire nelle cronache dell’epoca.

Non bisogna stupirsi che un concorrente privato a bordo di un veicolo residuato bellico non abbia suscitato grande interesse. E tuttavia questo colono trasferitosi in Africa Settentrionale sarebbe diventato l’unico a partecipare a tutte e cinque le edizioni della Méditerranée – Le Cap, e se di questa esistesse la storia, a lui bisognerebbe riservare un posto d’onore.

Di Edouard Buchmann sappiamo che partecipò alla prima edizione del Rallye a bordo di una vecchia Ford prodotta dalla British Ford Motor Company, ex veicolo di comando dell’esercito inglese, dotata di un motore 8V di 3621 cc di cilindrata. Per affrontare la competizione, la vettura venne convertita in Pick Up, con i bagagli ed i pezzi di ricambio alloggiati i due casse laterali.

Per il resto la vettura era identica all’originale, ad eccezione della maggiorazione della capacità del radiatore e dell’installazione di tre serbatoi supplementari da 150 litri totali, collegati alla pompa della benzina mediante dei rubinetti e che portavano l’autonomia totale ad oltre 1000 chilometri.

Nonostante la riduzione i peso ottenuta trasformando la carrozzeria, il peso totale del veicolo fu comunque la causa principale dei problemi che Buchmann dovette affrontare e che ne pregiudicheranno il risultato, provocando, come vedremo in seguito, numerosi cedimenti meccanici e nervosi …

Buchmann, esperto meccanico e buon conoscitore delle insidie delle piste africane, decise di correre da solo, e di accettare un passeggero a pagamento per coprire almeno in parte le spese di iscrizione e di partecipazione alla corsa.

Probabilmente mediante inserzioni su giornali, la scelta cadde sull’americano di California Marc Henrick Banaszack, il quale, dopo avere concordato la somma, saldò il conto prima della partenza.

Appena partiti, cominciarono i primi problemi nella forma di numerosi cedimenti dei semiassi posteriori a causa del peso eccessivo e delle condizioni delle piste. Evidentemente, nel contratto tra pilota e passeggero nessuna menzione era fatta all’obbligo di quest’ultimo di dare una mano in caso di necessità, e il povero Buchmann si trovò a dovere lavorare da solo, mentre il compagno passava il tempo a fare foto e ad ammirare gli esotici paesaggi.

Considerando che i cedimenti si ripetettero almeno tre o quattro volte nella prima parte della gara, e che Buchmann non era tipo da imbarcarsi in un’avventura del genere solo per il gusto di portare a spasso un turista, non bisogna stupirsi che la situazione tra i due divenne presto insostenibile ma di non facile soluzione; anzitutto c’era il regolamento, che a riguardo parlava molto chiaro: ogni cambio di membri dell’equipaggi registrati alla partenza era infatti punito con 150 punti di penalità. Inoltre, visto che nessuno dei due aveva intenzione di abbandonare la gara, si trattava per Buchmann di trovare un compagno più collaborativo, e per il turista californiano un equipaggio disposto ad accettarlo senza rompere troppo le scatole.

La situazione giunse alla rottura in Congo, quando, dopo avere rimborsato l’ormai ex-compagno della somma corrispondente al tratto che li separava ancora dall’arrivo, Buchmann lo rimpiazzò col più volenteroso Paul Ribeaud, giornalista.

Di queste turbolenze rende conto anche Corradi:

“… Un posticino di fortuna va cercando anche un giovanissimo giornalista francese, un certo B., quel tale che ad Algeri aveva come tutto bagaglio una borsa da avvocato. E un altro c’è, del quale non riesco a conoscere il nome, che il posto di fortuna l’ha avuto, ma a pagamento. A pagamento, conto dei chilometri e quattrini alla mano ogni sera, tappa per tappa per non creare complicazioni e per restare nel sicuro. Potrà quasi dire, questo volonteroso viaggiatore, d’aver percorso l’Africa in taxi…”.

Un divertente siparietto sembra abbia coinvolto a Stanleyville Buchmann e l’equipaggio femminile Volkswagen, alla cui pilota l’intraprendente colono propose di giocarsi il co-pilota (l’avvenente Charlotte) … a dadi! La proposta venne ovviamente rifiutata.

Da qui in avanti, le cose vanno meglio, e, ad eccezione del cedimento del ponte anteriore quando oramai era prossimo il traguardo e che Buchmann ripara con destrezza, la vecchia Ford raggiungerà Città del Capo con un onorevole 21ᵒ posto.

Una volta finita la corsa, nonostante le condizioni certo non perfette della vecchia Ford, sembra che Buchmann abbia preso in seria considerazione l’ipotesi di rientrare via terra, tendando di battere il record di percorrenza da Città del Capo ad Algeri che era stato stabilito poche settimane prima da Mercier e de Cortanze su Peugeot 203. Venuto a conoscenza  che anche altri avevano avuto la stessa idea, disponendo tuttavia di ben altri mezzi e risorse (vedi il record stabilito da Loos e Berney), alla fine decise di rinunciare al progetto e di vendere la macchina sul posto. Con i soldi ottenuti, si pagò il viaggio ritorno che, ironia della sorte, si svolse sempre a bordo di un residuato bellico, stavolta di campo opposto: uno Junkers Ju 52 che effettuava trasporto merci!