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La Jeep di Butti, Veglia e Pavesio | Africa A Cronometro

 LA JEEP DI BUTTI, VEGLIA E PAVESIO

La CJ-2 fu il primo progetto della Willys-Overland di un veicolo per uso civile, e contribuì a rendere immortale il leggendario modello militare MB che milioni di soldati americani avevano adoperato su tutti i fronti durante la Seconda guerra mondiale. Dal punto di vista tecnico il progetto era sostanzialmente lo stesso della MB e nelle prime serie i modelli CJ-2 condividevano molte delle componenti meccaniche oltre al motore Willys L134, un 4 cilindri in linea da 2199 cc che sviluppava 60 CV. Nata per soddisfare molteplici esigenze e per sopperire alle carenze europee di veicoli per uso specialistico, la CJ-2A fu esportata in tutto il mondo e tra il 1945 ed il 1949 ne furono costruiti più di 210.000 esemplari.

La Jeep Vagonetto presentata al pubblico all’ edizione del 1947 del Concorso di Eleganza per Automobili di  Torino

La sede della Motorauto nel 1948

Il modello Vagonetto del 1948 utilizzato nel Rallye da Butti, Veglia e Pavesio

Si ringrazia l’Archivio Riccardo Moncalvo – Torino per la concessione delle foto.

Il veicolo adoperato dall’equipaggio italiano Butti/Veglia/Pavesio fu costruito dalla carrozzeria Motorauto di Torino. Questa carrozzeria, nata nell’immediato dopoguerra, si dedicò alla riparazione ed alla ricostruzione di autoveicoli fino a quando il Comm. Viotti, fondatore dell’omonima carrozzeria, decise di affidare alla Motorauto prima la costruzione di parti di carrozzeria ed in seguito piccole serie di scocche intere. Su richiesta, la Motorauto eseguì anche costruzione di prototipi conto terzi, grazie alle sue preparate maestranze. Per conto proprio, invece, costruì veicoli ad uso speciale, specializzandosi nei veicoli industriali per trasporto leggero. Dopo la presentazione ufficiale al Concorso di eleganza per automobili di Torino, organizzato dall’ACI nel giugno del 1947, la Motorauto iniziò la produzione in piccola serie del modello Vagonetta, utilizzando il telaio Willys CJ-2A, proponendo anche una versione pick-up a tre posti con il cassone coperto da telone.

Il telaio utilizzato da Motorauto per realizzare la versione Vagonetto

Pubblicitá della Jeep Vagonetto nel 1948

Pubblicitá della Jeep Vagonetto nel 1949

La peculiarità del veicolo iscritto alla competizione africana era la nuova testata del motore. L’idea venne al padre di Butti che si affidò all’officina Gallia, sita in via S.Agostino 26 a Torino. Le scarse notizie su questa officina si devono alle ricerche di Angelo Tito Anselmi (1931-2010), che incontrò Antonio Gallia nel 1961 in occasione della preparazione del suo libro “Cento italiane vive”. Valente artigiano formatosi in una delle numerose scuole tecniche torinesi, fin dal 1935 Gallia si era interessato allo sviluppo di una testata speciale che garantisse bassi costi d’esercizio alle vetture con valvole laterali, favorendo l’aumento del rapporto di compressione. Sicuramente Gallia era a conoscenza delle tecniche per l’impiego delle leghe d’alluminio, tipiche della produzione Lancia, e progettò una testata in alluminio con una percentuale di silicio al 17%. Esternamente la testata aveva le stesse dimensioni di quella originale, ma la forma della camera di scoppio era a pianta triangolare con sagomature che servivano ad aumentare la turbolenza della miscela aria-benzina prima dell’accensione. La posizione della candela, invece, rimaneva inclinata come nella testata originale. In questo modo la nuova testata Gallia, più leggera di una in ghisa, aumentava il rapporto di compressione da 6,3 a 7,2, favorendo un’economia dei consumi medi da 10 a 7 litri per 100 Km. Va da sè che, migliorando il flusso della miscela gassosa all’interno della camera da scoppio, aumentassero di conseguenza anche la velocità e la ripresa del veicolo. Butti comperò due testate, una delle quali fu donata ad un altro concorrente durante il percorso di gara.

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