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Il percorso | Africa A Cronometro

IL TRAGITTO DEL RALLYE

La descrizione del tracciato della prima edizione della Méditerranée – Le Cap che proponiamo è quella offerta dallo stesso Generale Octave Meynier ai concorrenti prima della partenza, e successivamente pubblicata sul numero 535 della rivista Automobilia nel gennaio del 1951.

Il traduzione in italiano del testo, la cui versione originale é in lingua francese, è proposta in versione integrale in quanto non solo offre interessanti informazioni relative alle regioni attraversate, ma consente anche di comprendere il contesto storico e geopolitico nel quale la competizione venne organizzata; in questo testo infatti, Octave Meynier esplicita in modo chiaro come la Méditerranée – Le Cap fosse parte di un progetto di ampio respiro, il cui obiettivo era l’integrazione tra il continente africano e le potenze coloniali europee in una nuova entitá geopolitica battezzata Eurafrica.

Ad illustrare il testo, immagini dell’Africa descritta dal generale Meynier tratte dal suo articolo l’articolo  e dal libro Deux Femmes au Volant di Gabrielle D’Ieteren, la quale partecipó alla competizione a bordo di una piccola Volkswagen.


Con il rallye dal Mediterraneo a Città del Capo …

INTRODUZIONE AD UN BEL VIAGGIO

Testo di: Generale O. Meynier

Presidente del Comitato Organizzativo del Rallye Méditerranée – Le Cap

Testo tratto da: Automobilia, nr. 535, Gennaio 1951, Parigi

Nel momento nel quale più di cinquanta vetture si apprestano, a partire dal 28 dicembre, a lanciarsi attraverso l’Africa, seguendo questa Via Sacra che abbiamo battezzato a ragion veduta La Grande Dorsale Africana, ci è sembrato opportuno di offrire ai concorrenti, così come a coloro che (certamente in grande numero!) seguiranno giorno dopo giorno le loro prodezze, una rapida e generale veduta di insieme delle regioni molto variate che attraverseranno nel corso del loro periplo. Nonostante la geografia non sia più quella di una volta, una scienza dagli arcani segreti, riservata a pochi iniziati, potrà essere utile richiamare a tutti, oltre alle linee generali della struttura di questi paesi, le circostanze della loro storia e del loro passato che, forzatamente, richiedono di solito conoscenze abbastanza specialistiche… tanto quanto il loro valore e significato nel futuro dell’immenso Continente che, per preterizione, abbiamo già battezzato con il nome di Eurafrica.

Nel corso di cinquant’anni di carriera, consacrata prevalentemente all’Africa, abbiamo potuto percorrere e conoscere una buona parte dei percorsi che verranno seguiti dal Rallye. Se si nota come l’Equatore taglia il Continente nero nella sua parte centrale, dividendolo così in due metà caratterizzate da fisionomia, condizioni climatiche e prodotti sensibilmente analoghi, ci comprenderà allora il motivo per cui questo nostro schizzo si concentra soprattutto sulla porzione settentrionale del Continente, che è quella che conosco meglio!

Il Generale Octave Meynier (a sinistra), assieme a Padre Yacouba davanti alla  tomba del colonnello Klobb, ucciso nel 1900 per mano di ufficiali francesi ammutinati nelle fasi che precedettero la battagllia di Kousseri che sancí l’unificazione dei territori francesi in Africa

La partenza della carovana in un’oasi dell’Africa settentrionale

La pista che si inoltra nel massiccio dell’Hoggar, nel sud dell’Algeria

I principali documenti cartografici necessari

Esiste una enorme quantità di carte geografiche dell’Africa, sia generali che di dettaglio. Ma per lo scopo che ci proponiamo, ce ne basteranno solo alcune, sia che siate concorrenti o amici al seguito, o semplicemente appassionati desiderosi di seguire la prova da casa.

Non esiste un documento di insieme che sia così accurato (e secondo noi anche altrettanto bello), della grande carta 1:5.000.000 realizzata dall’Istituto Geografico Nazionale. In tutti i Congressi ai quali abbiamo potuto assistere, è con grande orgoglio che abbiamo potuto confrontarla con le carte analoghe realizzate da altri paesi. Un disegno molto netto, una nitidezza luminosa che mette in risalto i punti essenziali, i colori sobri e dal piacevole contrasto, tutto contribuisce a fare di questa carta una vera opera d’arte. Se i viaggiatori non potranno portare con sé una copia di questa carta, che in effetti è un po’ voluminosa, comunque troveranno nel road-book delle mappe il cui disegno è notevole, realizzate in collaborazione con le società petrolifere Shell e Standard, così come le carta pieghevoli allegate alle guide Michelin, opere di grande valore per mantenere giorno dopo giorno la direzione corretta. La serie della documentazione sufficiente per consentire agli interessati di ottenere tutti i dettagli sulle strade percorse dal Rallye sarà quindi completata con alcune delle guide che la Società Shell ha completato sia del tratto sahariano, che dell’Africa Centrale e della maggior parte dei paesi attraversati.

Panorama generale delle regioni attraversate

I concorrenti del Rallye attraverseranno e visiteranno in parte le seguenti regioni, che distingueremo più per il loro aspetto, le loro popolazioni, la loro fauna e la loro flora, che per i confini politici.

L’Africa del Nord Francese, il Grande Deserto del Sahara, le Steppe e Savane del Sudan, la Grande Foresta Equatoriale, gli Altopiani dell’Africa Orientale, le Grandi Pianure dell’Africa Australe, le Regioni dell’Unione Sudafricana..

Per ciascuna di queste differenti regioni, proponiamo di offrire ai lettori di queste righe, precedute da una breve presentazione delle loro particolarità geografiche ed umane, alcuni brevi cenni storici e la descrizione delle piste e delle strade che verranno seguite durante la competizione.

Festa del Ramadan nel Camerun

Una piroga lungo le sponde del fiume Niger nei pressi di Gaya

Capanna funeraria in Niger

Piccola venditrice di olio a Fort Lamy

L’Africa del Nord Francese

Quindi, circa a metà del mese di dicembre, i concorrenti del Rallye sbarcheranno sulle sponde dell’Africa Francese.

L’autunno sarà ormai terminato, ma il nostro bel paese saprà offrire loro almeno qualche bella giornata di sole, sia che si tratti di Tunisi, Algeri, Orano o Casablanca, permettendo loro di ammirare quel giardino che, grazie all’arte della Francia Eterna, è divenuto un paese che, fino a poco più di cento anni fa, era preda di miseria e anarchia! Dopo la dominazione di Roma, a cui era seguita la sua decadenza, e dopo la breve dominazione di Bisanzio, si sono susseguite senza interruzione, e talvolta sovrapponendosi, dinastie di conquistatori arabi che, con loro, non hanno recato che distruzioni e rovine. Ci sarebbe voluta la conquista francese, nel costo del XIX secolo, per portare in queste terre ordine e ricchezza. Il semplice confronto delle cifre totali della popolazione in Algeria tra l’anno 1950 e 1830 darà un’idea chiara dei progressi realizzati grazie alla “Pax Gallica”. 2.500.000 abitanti da un lato, a fronte di oltre 8 milioni dall’altro, il che significa che la popolazione in centovent’anni è quadruplicata, e continua a prosperare! Il viaggiatore che, in primavera, ha la fortuna di percorrere i 2.500 chilometri ci sosta che si stendono da Gabés a Agadir, troverà dinanzi a sé il più bel giardino del mondo (quello delle Esperidi!), splendida resurrezione del miracolo già una volta realizzato dai nostri antenati romani. Ovunque, infine, egli vedrà affiorare dalla polvere dei secoli i monumenti lasciati da questi ultimi, che grazie agli sforzi del servizio delle Antichità sono riportati alla luce e restaurati.

Il Sahara

Ed ecco che dopo avere superato i monti dell’Atlante ed attraversagli gli altopiani, distese più o meno sterili nelle quali si trovano dei laghi salati (gli chotts), il viaggiatore può gettare lo sguardo dall’alto di quei rilievi su di una distesa immensa, un orizzonte senza ostacoli, perduto nella chiara foschia delle lontananze sahariane! È il grande deserto, ostile ed indomabile che, per interi millenni, ha opposto la resistenza della sua aridità all’intraprendenza del mondo civilizzato. Quanti saranno mai stati gli Europei che, prima dell’inizio del XIX secolo, sono riusciti a penetrarlo e, peggio ancora, ad attraversarlo? Solo due o tre che, una volta tornati , consegneranno a delle memorie il ricordo delle terribili prove che avevano dovuto affrontare e i pericoli che minacciavano i viaggiatori rappresentati da tribù feroci e bellicose, legate alla loro indipendenza e determinate a difenderla a tutti i costi!

I primi esploratori, missionari o commercianti, furono o trucidati o costretti a tornare sui loro passi. Se René Caillé, verso il 1830, e Duveyrier, circa nel 1870, hanno avuto la possibilità di entrare in contatto pacifico con i Mauri ed i predoni Touareg, la Missione Flatters, inviata ad esplorare l’Hoggar ed il Sudan, nel 1882 fu attaccata dai Touareg e totalmente distrutta. Sarebbe stato necessario attendere l’arrivo delle truppe cammellate francesi del comandante Cauvet e del colonnello Laperrine., per vedere a poco a poco affermarsi l’ordine e la calma nel deserto; ma la tranquillità non venne realmente assicurata che a partire dal giorno in cui le bande dei predoni Berberi Marocchini o Tebbous del Tibesti furono finalmente ridotte all’impotenza grazie all’occupazione completa  delle regioni dalle quali partivano.

Oggi, la sicurezza è ovunque totale; le pianure e le montagne sahariane sono percorse in tutte le direzioni, ed esistono almeno tre arterie principali che consentono di attraversare il Sahara dalle coste del Mediterraneo fino al parallelo del Ciad: quella occidentale da Colomb-Béchar a Gao, attraverso la famosa “Bidon V”, quella centrale, che attraversa i monti dell’Hoggar tra Algeri e Zinder, e quella orientale che, partendo da Tunisi e passando dal Fezzan e da Mourzouk si dirige verso il Ciad, che raggiunge a Fort-Lamy. Magnifico fascio di piste, creazione del genio francese, che hanno trasformato il Sahara dall’ostacolo insormontabile di una volta in un luogo di sviluppo delle relazioni umane grazie all’automobile ed all’aereo e chissà, magari tra qualche tempo, anche grazie ad una ferroviaria transahariana?

Seguendo le loro preferenze, i concorrenti potranno scegliere una qualunque di queste tre alternative, delle quali il vecchio Sahariano che le conosce tutte non saprebbe dire quale sia la più originale e la più interessante.

Donna a Timbouktú

Vista del Ruwenzori, nell’Africa orientale britannica

Capanna tra le piante di banane nel Congo Belga

Contadina porta il cotone ad un centro di raccolta nel Congo Belga

La regione sudanese

Tra il 16ᵒ ed l’8ᵒ parallelo Nord, i concorrenti dovranno affrontare le vaste regioni sudanesi che, praticamente senza soluzione di continuità, si estendono come una stuoia attraverso tutto il continente, da Dakar all’Abissinia. Il clima è tropicale, con una stagione secca da ottobre a maggio ed una stagione delle piogge, lo “svernamento”,  da maggio a settembre. Immense pianure hanno un suolo spesso fertile che ha consentito a numerose comunità umane di svilupparsi e prosperare, ma che allo stesso tempo non hanno offerto alcun ostacolo alle orde dei conquistatori. È in queste aree che nei primi secoli della nostra era si sono sviluppati dei vasti Imperi, che hanno lasciato le loro tracce nella storia locale: l’Impero del Ghana, del Mali, del Songhaï, nella zona della Curva del fiume Niger. I Regni di Sokoto, di Bornou, dell’Ouadaï, del Dar Four e del Kordofan, ad ovest e ad est del Ciad, fino al corso del Nilo. La razza sudanese ha potuto, in questo periodo di prosperità, offrire la misura della proprie qualità, ereditate dall’antico incrocio delle razze nere originali con i Berberi dell’Africa del Nord. Ma è in queste zone che, dopo l’introduzione delle armi da fuoco, si sono concentrati i grandi negrieri che, in meno di un secolo, hanno distrutto tutte le vestigia di un grande passato e la grande parte di una popolazione una volta molta numerosa.

A parte qualche zona isolata, queste contrade sono state interamente devastate, lasciando nella brousse sudanese solo le rovine di quelle che furono importanti città.

Oggi, una nuova era di prosperità sembra iniziata! Il giorno nel quale le acque dei grandi fiumi del Sudan, del Senegal, del Niger, Chari nei possedimento francesi, Bahr-et-Ghazal, Nilo ed i suoi affluenti, nelle regioni sottoposte all’autorità anglo-egiziana, saranno utilizzate per alimentare imponenti sistemi di irrigazione, assisteremo alla rinascita di importanti comunità umane, e magari al rifiorire di una civiltà propriamente africana … che saprà valorizzare i terreni favorevoli alle grandi culture tropicali: arachidi, riso, grano e cotone.

Possiamo caratterizzare questa regione con un simbolo: una donna giovane e sana, forte, dai denti smaglianti e sembra guardare al  futuro con gioia e fiducia! Ed è anche l’impressione finale che vogliamo lasciare del Sudan, e che vorremo che ciascun concorrente del Rallye portasse con sé come ricordo.

Paese talvolta apparentemente ingrato, tutto bruciato ed ingiallito nella stagione secca, verdeggiante e gradevole durante lo svernamento, con vaste coltivazioni di  miglio, mais, cotone, ecc., frequentato da una fauna sia domestica che selvaggia tanto abbondante quanto varia … A fianco delle immense mandrie di buoi, capre e di montoni, e talvolta curiosamente con queste mescolate, il viaggiatore potrà incontrarsi con tutta una serie di animali selvatici, almeno quelli sopravvissuti alle imprese di cacciatori troppo numerosi: branchi di gazzelle e di antilopi, sciacalli e pantere, leoni ed elefanti, talvolta giraffe con il loro caratteristico galoppo allo stesso tempo leggero e lento! … Nei fiumi si incontrano ancora ippopotami e caimani, che hanno cominciato ad apprendere a diffidare dell’uomo bianco e dei suoi terribili strumenti di morte!

Attraverso queste pianure, tracciare delle piste automobilistiche non è stato difficile, le uniche difficoltà essendo rappresentate dalle piogge durante lo svernamento. La maggior parte dei concorrenti del Rallye percorreranno la grande pista principale che conduce dal  Niger al Ciad, il cui tracciato lungo e talvolta monotono corre lungo più di mille chilometri. Durante l’inverno, e cioè nel periodo nel quale verrà percorsa dal Rallye, il clima è secco e piuttosto freddo, gradevole per i viaggiatori.

La Grande Savana

A sud del Ciad e lungo il corso del fiume Chari, ecco un nuovo paesaggio, nuove popolazioni e nuova fauna. Alle steppe sudanesi seguono gradualmente le grandi Savane. Il clima diventa più umido, la stagione secca più breve , mentre quella delle piogge si allunga. Il clima è più favorevole, e la flora be risente. Ai magri cespugli spinosi del Sudan si sostituiscono i grandi alberi ricchi di foglie, spesso preziosi per i loro prodotti: gli alberi di cola, coperti delle noci che sono la passione di tutti i neri, di karité, di kapok. Compare la banana, il mango, la papaya, l’avocado ecc., mentre il miglio ed il mais cedono gradualmente il posto alle patate, alla manioca, all’iguane e ad altre piante più avide d’acqua. La flora selvatica diventa più densa nelle vicinanze dei corsi d’acqua, ed i fiumi scorrono prevalentemente in quelle che vengono chiamate foreste a galleria, autentici tunnel all’interno dei quali la luce del sole penetra a malapena.

Già la popolazione ha perduto le caratteristiche sudanesi … Queste contrade sono prive di storia, popolate da tribù isolate le une dalle altre, i cui sporadici contatti non hanno consentito loro se non di rado di riunirsi in comunità importanti, e queste in generale sempre per iniziativa di stranieri, Arabi o Sudanesi, venuti come conquistatori ed attratti dalla tratta degli schiavi. È questa l’origine del Sultanato d’El Kouti, dell’Alto Oubangui, dell’Alto Congo che, alla fine del XIX secolo, regnavano sull’Africa centrale. La comparsa dei conquistatori Europei ha segnato la fine della loro sanguinosa dominazione, con grande sollievo per le popolazioni.

La fauna di questa regione presenta ancora analogie con quella della regione sudanese, ad eccezione degli animali domestici, che man mano che si procede verso l’Equatore diminuiscono di taglia e vedono la completa scomparsa del bue. Si entra nei territori dominati dalla terribile mosca “tze-tze”, che fa stragi di mandrie, senza risparmiare gli uomini che sono a loro volta vittime della malattia del sonno che, lentamente, ne mina l’organismo.

I concorrenti del Rallye attraverseranno questa regione tra Fort Lamy e le rive dell’Oubangui, punto che segna il passaggio alla regione equatoriale. I cacciatori, tra le altre cose, ed ammesso che ne abbiano il tempo, avranno, in articolare nella zona di Fort Archambault, l’opportunità di sparare qualche bel colpo di fucile, approfittando della ricca fauna selvatica. Per la prima volta, dovranno cimentarsi nell’attraversamento di importanti corsi d’acqua mediante dei traghetti, anche se tali pause saranno di corta durata e, comunque, neutralizzate ai fini della classifica.

Festa (Congo Belga)

Donne Mangbetus si fanno belle (Congo Belga)

Piroghe

Cacciatore nella foresta equatoriale (Congo Belga)

La Grande Foresta Equatoriale

Man mano che i nostri viaggiatori si avvicineranno all’Equatore, il clima cambierà ancora, manifestando la tendenza a diventare più umido e greve. Mentre la flora arbustiva tenderà a diventare di dimensioni sempre più gigantesche, la fauna è rappresentata da alcune grandi specie, le uniche che possono resistere in un clima così soffocante e sopravvivere. Mancano quasi completamente gli animali domestici, e la mancanza di carne animale è stata all’origine di quell’orrenda usanza che è l’antropofagia.

Appena penetrati nella grande foresta ove gli alberi si elevano talvolta ad oltre 50 metri dal suolo diviene comprensibile come l’uomo stesso sia rimasto schiacciato da una natura così eccessiva. Il primo esploratore del bacino del Congo, Stanley, ha mirabilmente descritto questo senso di schiacciamento in un’ambiente dominato da queste enormi piante, ove era necessario aprirsi un varco a colpi di spada, nel suo libro “Le tenebre dell’Africa”. In questo ambiente, vivono alcuni isolati frammenti di umanità, ridotti ai più bassi gradi di miseria: Bantù negri o Pigmei minuscoli che vivono alla giornata dei frutti della foresta e di qualche rara pianta di banane. La malattia del sonno fa stragi … Malgrado una abbondanza più apparente che reale, questo è uno dei poli negativi dell’Africa, assieme al Sahara, così come l’Africa del Nord e quella australe ne rappresentano i poli positivi.

È tuttavia da sottolineare come la situazione sia cambiata completamente da quando i conquistatori Europei, abbandonando le abitudini dei primi conquistadores, hanno adottato una politica umana e comprensiva. Delle vie sono state aperte per le comunicazioni con l’esterno: delle vie fluviali anzitutto, offerte dagli enormi fiumi, quali il Congo o l’Oubangui ed i loro affluenti, seguite da vie terrestri, tagliate nella massa compatta della foresta, ed infine vie aeree, che sorvolano sia i fiumi che le foreste, e nonostante i frequenti temporali. Attraverso queste vie, si è potuto valorizzare le ricchezze dei paesi; dopo la gomma delle liane, che fu per lungo tempo l’unico prodotto della foresta, i Belgi hanno introdotto la coltivazione della palma da olio, del banano e dell’albero della gomma. Il viaggiatore che sorvolasse l’immensa foresta vedrebbe di tanto in tanto, tagliati nella massa compatta degli alberi, delle vaste zone aperte nelle quali dei coloni hanno avviato delle ordinate ed allineate piantagioni che si servono per il trasporto dei fiumi vicini.

Nella parte settentrionale di questa vasta regione di foreste, ci si è spinti fino a realizzare delle piantagioni di cotone con ottimi risultati, simili a quelli ottenuti nell’Ouellé belga o nell’Alto Oubangui francese. In questi paesi, si è così andato ad affermare un certo benessere del quale godono gli stessi indigeni, i quali cominciano a poco a poco ad avere una vita sociale più sviluppata e meno primitiva.

Tra i viaggiatori del Rallye, alcuni resteranno nel Congo Belga fino alla frontiera con la Rhodesia inglese, mentre altri abbandoneranno le piste belghe volgendo ad est di Stanleyville, attraverso Fort Portal, percorrendo l’Africa orientale inglese passando da Nairobi e ricongiungendosi con la strada percorsa dai primi verso Broken Hill. Gli uni e gli altri quindi proseguiranno attraverso una nuova regione, che andiamo quindi a presentare.

La regione delle montagne e degli altopiani dell’Africa Orientale

In vivo contrasto con le regioni delle foreste equatoriali, e nonostante si trovino alla stessa latitudine, si trova la regione orientale del Continente Africano che, senza praticamente soluzione di continuità, si stende dall’Abissinia allo Zambesi. È una regione di montagne molto alte, le cui cime innevate si elevano talvolta a più di 5 o 6.000 metri, correndo a maggiore o minore distanza lungo il margine di una enorme faglia che i geologhi sostengono essere in continuità con quella che, in Asia Minore, ospita il Mar Morto ed il corso del fiume Giordano. Qui si trovano, ad altitudini comprese praticamente ovunque tra i 1.500 ed i 1.800 metri una fila di grandi laghi che si estendono dalle sorgenti del Nilo fino allo Zambesi. Più ad Est, un’enorme pianura dal clima relativamente temperato ha consentito lo sviluppo di società umane più complesse di quelle sviluppatesi nella foresta …  e per finire delle scarpate spesso molto ripide che scendono verso il Pacifico e l’Oceano Indiano.

Seguendo l’altitudine delle diverse aree di questa immensa scacchiera, la flora locale è estremamente varia. Nelle regioni delle alte montagne: Kenya, Kilimangiaro, Ruwenzori … qui regna una flora molto strana, di cui solo mediante delle fotografie è possibile offrire una descrizione efficace: delle licofiti arborescenti, piante perenni bizzarre, palme pelose, il tutto a costituire una enorme coltre morbida e strana, fino a raggiungere le ampie pianure che costeggiano i laghi ad Est e che, se adeguatamente coltivate, offrono dei buoni prodotti: miglio, mais, arachidi, grazie ai quali le popolazioni possono diventare più numerose, nel momento in cui la fauna selvatica e domestica si presenta tanto varia quanto quella del Sudan.

In tutte queste contrade, sia che si tratti dell’Est africano, inglese o anche della parte orientale del Congo Belga, sono state create delle riserve di caccia e dei parchi zoologici nei quali, grazie all’ammirabile disciplina degli Inglesi e dei Belgi, sono preservati nelle loro condizioni di vita naturali le specie più varie e rare della fauna africana. Che si tratti del Parco Nazionale Alberto, nel Congo Belga, o delle Riserve di caccia (Northern o Southern Reserve of Games) dell’Uganda e del Kenya, i viaggiatori possono ammirare nel loro ambiente naturale i più rari e preziosi esemplari degli “animali detti selvaggi”. Ammirabile iniziazione alle curiosità dell’Africa che, d’altra parte, sono minacciate di scomparire completamente per colpa della negligenza o di una colpevole inerzia.

Queste zone avrebbero potuto diventare i luoghi di sviluppo di società relativamente avanzate, grazie anche ai continui contatti con popolazioni più evolute abitanti a Nord lungo vie di comunicazione esistenti da lungo tempo se, nel corso del XIX secolo, per un fenomeno comune a tutte l’Africa non fossero state devastate dalla tratta degli schiavi. Tutti gli esploratori che le hanno attraversate in questo periodo hanno riferito le sinistre gesta di queste bande, prevalentemente di Arabi, che, provenendo dalle coste del Pacifico o dell’Oceano Indiano, distruggevano città e villaggi per procurarsi quello che chiamavano il “legno d’ebano”.  Poco a poco, penetrarono sempre di più all’interno del continente ove creavano talvolta degli effimeri sultanati. Come dovevano questi feroci imperialisti o colonialisti essere trattati dagli Europei, il cui intervento fermerà questo sinistro traffico?

Mentre i Belgi si espandevano a macchia d’olio nei loro possedimenti in Congo, raggiungendo la regione dei grandi laghi, i Tedeschi erano riusciti a prendere possesso nelle regioni che avevano riunito nella loro Africa Orientale. Per valorizzare questi territori, essi vi avevano introdotto con innegabile impegno dei metodi poco degni della civiltà europea. Nel momento in cui, dopo la vittoria del 1918, furono cacciati da questi paesi, gli Inglesi realizzarono infine il sogno di un Impero che si spingesse dall’Egitto (il Cairo) all’Africa australe (Città del Capo), ove avviarono un’opera più umana. Nei paesi dell’Uganda, del Kenya, del Tanganika, dove gli Europei potevano vivere meglio che nelle foreste, vi hanno sviluppato il commercio, l’agricoltura e, in alcune zone, un inizio di industria mineraria, attività alle quali una rete sufficiente di vie ferrate e dei porti importanti offrivano le migliori condizioni di sviluppo.

Di qualunque paese si tratti, sia esso il Congo Belga orientale o anche l’Est africano inglese, i concorrenti del Rallye avranno la possibilità di ammirare i risultati di una politica intelligente ed umana, che nel frattempo non trascura alcuno dei problemi nuovi che si pongono alla colonizzazione dei paesi neri. Nel Congo Belga, si potrà visitare in particolare la regione del lago Kivu, che è una delle meraviglie turistiche dell’Africa. In un paese perennemente verdeggiante, delle colate laviche hanno creato un vasto lago di sbarramento, provenienti da una catena di vulcani dei quali molti (il Nhamalagira ad esempio), sono ancora in piena attività. Grazie ad un’altitudine in generale superiore ai 1.800 metri, le temperature sono gradevoli tutto l’anno, il che agevola l’insediamento dei coloni Europei, prevalentemente coltivatori di cotone e di caffè. Delle miniere d’oro nelle vicinanze fanno buoni profitti, e le vicinanze del Parco Alberto attirano molti turisti. Anche gli alberghi sono frequentati e diffusi sia a Costermansville, centro della provincia, che a Goma, piccolo centro che si trova a nord del lago. Infine, ad aumentare ancora l’interesse di questo luogo si aggiunge la presenza di un battello a vapore e di una strada panoramica che fa l’intero giro del lago. “Et ego,  Arcadiam vidi!”, mi confessò un colono del bel paese, “Anch’io ho conosciuto la felice Arcadia!”.

Nelle vicinanze del capoluogo, si trovano le province del Ruanda e dell’Urundi, che, sottratte alla Germania, sono state affidate come mandati al Belgio; qui si potranno vedere e frequentare i rappresentanti di quella ammirabile razza di pastori Batutsi che, a distanza di secoli, discesi senza dubbio dal paese dei Galla, che si trova a Nord, domina la razza dei Bantù, sottomessa al loro dolce tirannia … Ed inoltre voglio qui ricordare la presenza, in un luogo affascinante circondato dalle colline che delimitano la riva occidentale del lago, della più deliziosa residenza francese che possiate immaginare, quella di M.me Dupont, nata a Bailliencourt, moglie di un piantatore di caffè.

E sulla riva Nord, M.lle de Galbert, persona distinta e di grande finezza, di origini russo-francesi, ha avviato un hotel che attira sempre numerosi turisti …

La foresta equatoriale

Mandria di buoi in Ruanda

Le cascate Vittoria

Il corso del fiume Ruzizi (Urundi)

Il paese del rame e dell’oro, la provincia belga del Katanga ed i paesi inglesi della Rhodesia del Nord e del Sud

Chi avrebbe potuto immaginare, se non un Leopoldo II, l’illustre re del Belgio, ed un Cecil Rhodes, il celebre avventuriero Inglese, che queste regioni lontane situate a Sud dei grandi laghi, simmetrici alle grandi savane del Nord, sarebbero un giorno diventate tra i centri minerari più importanti del mondo! Oggi nessuno ignora l’importanza delle miniere di rame del Katanga e delle due Rhodesie. Nonostante le condizioni politiche dei due paesi siano completamente diverse, in quanto nel Congo Belga gli Europei molto poco numerosi si limitano a sfruttare le ricchezze del paese, mentre a Sud, nelle colonie britanniche, si stanno delineando dei governi autonomi, posti sotto l’autorità di Governatori, entrambi hanno saputo trarre profitto in egual misura delle risorse locali. Delle ferrovie, in parte di proprietà dei portoghesi, esportano verso i porti del Mozambico e dell’Angola i ricchi minerali o i prodotti semilavorati della regione: Elisabethville nel Congo Belga, Salisbury e Lusaka nelle Rhodesie. Beira sulla costa del Mozambico e Benguella su quella dell’Angola sono i principali punti di sbocco di queste regioni nelle quali una importante minoranza Europea guida i destini delle province del Congo Belga e delle Rhodesie.

I governi di questi paesi hanno pubblicato degli opuscoli di propaganda turistica che promuovono sia quanto di pittoresco offrono, sia gli enormi progressi compiuti da questi ammirabili colonizzatori Belgi ed Inglesi.  Nella pubblicazione “Viaggiare nel Congo Belga”, l’ufficio Belgo-Lussemburghese del Turismo pone un accento particolare sulla regione del Kivu, della quale presenta delle fotografie impressionanti, su quella di Elsabethville (Esville nel vocabolario sincopato del Belgi), della quale offre una interessante descrizione, ed infine sulle risorse minerarie del paese.

Da parte loro, gli Inglesi, mediante tutta una serie di piccoli opuscoli molto bene illustrati invitano i turisti dell’Africa australe a venire a visitare l’Uganda, il Kenya ed il Tanganika, offrendo tutte le indicazioni sulle ferrovie, le strade, gli hotel, ed infine descrivendo le principali bellezze di queste regioni. È così che in Francia veniamo ad apprendere che nel pieno centro dell’Africa esistono degli enormi massicci montuosi: il Ruwenzori, il Kenya, il Kilimangiaro, le cui cime principali, coperte da nevi perenni, si spingono tra i 5 ed i 6.000 metri.

Se poi discutiamo delle due Rhodesie, altri lussuosi opuscoli descrivono gli splendori della regione di Mutali (The Highlands of Rhodesia), e quelle delle Cascate Vittoria. Una menzione particolare meritano queste eccezionali cascate, uniche al mondo, persino superiori a quelle del Niagara in quanto a splendore selvaggio e la loro immensità dominata da arcobaleni!

I concorrenti del Rallye avranno tutto il tempo di visitare queste meraviglie della natura, poiché da questo punto si lanceranno verso la loro lunga tappa finale, che li condurrà tutti insieme verso Città del Capo.

I paesi dell’Africa Australe e l’Unione Sud-Africana

A Sud delle Rhodesie comincia l’Unione dell’Africa del Sud, una federazione di stati composita, comprendente, a fianco di paesi popolati in gran parte da Europei analoghi a quelli dell’Africa del Nord francese (la provincia del Capo e Natal), gli stati dell’Orange e del Transvaal, nei quali una importante minorità bianca impone una severa dominazione ad una stragrande maggioranza nera (Cafri e Zulù). È il caso di richiamare la storia di questa regione che, colonizzata in origine da degli Europei cacciati dai loro paesi a causa di guerre nazionali o di religione, finirono a poco a poco, ed a prezzo di gravi lotte, per essere posti sotto l’autorità dell’Impero britannico.

Sappiamo bene con quale straordinaria naturalezza nella loro politica, gli Inglesi, dopo avere vinto una lunga guerra, siano riusciti a fare dei Boeri dei sudditi fedeli del “Commonwealth Britannico”. Se ogni tanto affiora qualche tendenza isolazionista tra gli “Afrikander”, si può ammettere che questa fedeltà della quale il Generale Smuts offre sempre l’esempio, non verrà smentita, a maggior ragione considerando che l’influenza e la leadership inglese hanno condotto ad uno sviluppo enorme in tutti i settori  dell’economia, dall’agricoltura all’industria mineraria (diamanti, oro e carbone in particolare) ed al commercio.

Un semplice sguardo alla carta dell’Africa Australe rivela la stupefacente ricchezza i risorse naturali di queste regioni. Mentre le miniere d’oro di Leydsdorp e di Witwaterrand sono le più ricche del mondo, quelle di diamanti (Kimberley), di carbone, di ferro, di rame, d’amianto ecc. arricchiscono le province del Capo e del Natal. Nel Sud e nel Sud-Est, i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento contribuiscono a questa ricchezza.

Per consentire l’esportazione, gli Africani del Sud dispongono di una rete di ferrovie relativamente molto sviluppato, ed una serie di porti ben attrezzati come quello di Città del Capo, di Port Elisabeth e di Durban.

Non sorprende che i Sud Africani siano così fieri di tanta prosperità, ed anche degli straordinari spettacoli naturali che il loro paese può offrire al grande turismo. Si sa che, in origine, l’itinerario del Rallye avrebbe dovuto percorrere, a partire da Livingstone, le immense pianure del Veldt, popolate dalle sterminate mandrie di bovini che costituiscono la principale ricchezza dei Boeri. Paese dai vasti orizzonti, appena mosso dalla presenza dei “kopjes” rocciosi [mucchi di antiche rocce che si ergono dalla superficie circostante composta da suoli più recenti, N.d.T.].

I nostri amici Sud Africani hanno insistito affinché l’itinerario del Rallye dopo Johannesburg passasse invece da quella che chiamano la “Strada dei Giardini” e che passa da Port Elisabeth. Alle severe distese del Veldt seguiranno quindi le ammirabili piantagioni di arance, di banani, di caffè, di cacao ecc., che fanno della costa pacifica un vero Eden. È certo che i concorrenti torneranno con piacere a queste prospere regioni che presentano molte similitudini con quelle, simmetriche, della nostra Africa del Nord. Al loro arrivo a Città del Capo, essi proveranno sia l’estasi della scoperta che, allo stesso tempo, il piacere dell’aria familiare, attraverso le analogie con le nostre belle città che da Casablanca a Gabés ornano la costa del Mediterraneo.

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Così i concorrenti giungeranno al termine di questo Rallye automobilistico che si annovera ormai tra le più importanti prove sportive del mondo, un circuito al quale nessun’altro può essere paragonato: Africa francese  del Nord, Sahara, Sudan, regioni delle steppe e delle savane, Foresta equatoriale, Paesi dell’Est Africa, e, per finire, Rhodesie e l’Unione Sud Africana, mostreranno ai concorrenti tutto quello che hanno di più originale e di più bello come paesaggi, fauna, flora, popolazioni autoctone … ed anche le loro ricchezze, ottenute barbificando regioni immense, la maggior parte delle quali conosciute da meno di un secolo.

Noi vorremmo che da questo fin troppo fugace viaggio, essi portino con sé qualche idee guida che, senza conoscere soste, guideranno i nostri studi e le nostre attività. Nel momento in cui tutti gli altri continenti si confrontano con la nostra piccola Europa, noi abbiamo vicino a noi un immenso potenziale di ricchezze umane, materiali e spirituali che nessun popolo straniero non potrà mai disputarci.

A condizione anzitutto che noi Europei Occidentali sappiamo guidare i destini di questi paesi e di questi popoli nuovi, secondo uno spirito di ampia e generosa comprensione, e che poi le nostre azioni siano concertate e coordinate, noi potremo sperare in un avvenire dell’Eurafrica come naturale ed indispensabile complemento dei nostri paesi, eredi delle più antiche e più nobili civiltà che siano comparse al mondo!

È dunque ad una vera crociata, fatta in nome dell’umanità intera ed individualmente dalla nostra Europa, che gli organizzatori chiamano coloro che hanno seguito e compreso i loro sforzi! Nello stesso tempo, ciascuno di loro potrà dare misura del proprio valore personale, e ciascuno dei costruttori di automobili potrà dimostrare con i fatti il valore dei propri materiali.

Il Comitato organizzativo del Rallye Méditerranée – Le Cap considererà il suo compito completato e i suoi sforzi ricompensati se questi obiettivi così diversi saranno tutti raggiunti!