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Pierre D’Ieteren (ottobre – dicembre 1950) | Africa A Cronometro

LA GRANDE BOUCLE DI PIERRE D’IETEREN (Ottobre – Dicembre 1950)

Una impresa significativa venne compiuta tra l’ottobre ed il dicembre del 1950 da Pierre D’Ieteren: il raid Bruxelles – Léopoldville – Bruxelles in automobile.

Discendente di una famiglia di industriali belgi che a partire dall’inizio del secolo diciannovesimo furono famosi in Europa per la realizzazione di carrozze. Fin dalle origini dell’automobilismo, la società D’Ieteren Fréres di Bruxelles si dedicò con grande successo a realizzare eleganti carrozzerie su alcune delle meccaniche più prestigiose dell’epoca.

Pierre D’Ieteren (1912 – 1975) era il quinto discendente maschio della dinastia, e si distinse per il suo spiccato spirito imprenditoriale, che lo condusse ad avviare la produzione su licenza in Belgio delle vetture Studebacker nel 1948, a diventare il secondo in ordine di tempo a siglare un accordo con Volkswagen per importare le vetture della casa tedesca, sempre nel 1948, ed a partire dal 1953 avviò la produzione su licenza in Belgio delle vetture Volkswagen e Porsche.

Sua madre, Gabrielle D’Ieteren, in coppia con l’amica Charlotte Van Marcke de Lummen, avrebbe a sua volta partecipato alla prima edizione della Méditerranée – Le Cap a bordo di una Volkswagen modificata, ed in effetti i due equipaggi si incontrarono ad Algeri per passare assieme il Capodanno del 1951, gli uni reduci da tre mesi di fatiche, le altre pronte ad affrontare l’avventura.

Lo sbarco in Africa del furgone.

Sosta ad Adrar presso l’hotel della Compagnia Generale Trans Sahariana.

Dopo la Spagna, il furgone incontra in Marocco le prime difficoltá nell’attraversare l’uadi Bou Anan.

Il camion salvatore …

Per il raid di oltre 25.000 chilometri che egli compì nel 1950 da Bruxelles a Léopoldville e ritorno Pierre D’Ieteren scelse dei veicoli apparentemente poco adatti a causa della modesta potenza dei piccoli motori tedeschi, e cioè un maggiolino ed un furgone in versione Kombi, veicolo quest’ultimo che era ancora praticamente sconosciuto al pubblico internazionale essendo appena stato lanciato sul mercato.

I fatti gli daranno ragione, ed al suo ritorno venne accolto, naturalmente assieme alla madre che aveva ottenuto la vittoria di classe alla Méd – Le Cap e agli equipaggi, come un trionfatore a Wolfsburg, presso la sede della casa tedesca, ove vennero ricevuti dal suo direttore, Heinz Nordhoff in persona.

Il completo successo del raid rafforzerà la convinzione di Pierre D’Ieteren che i veicoli Volkswagen, che stavano riscuotendo un successo che sarebbe divenuto presto travolgente nei mercati europei ed americani, erano perfettamente adatti anche ai mercati delle colonie. Ed in effetti, la Società D’Ieteren diventerà l’importatore ufficiale della Volkswagen (e della Studebacker) nel Congo Belga, ruolo che mantenne anche dopo l’indipendenza del 1960 e fino al 1970, quando la situazione politica interna determinò la scelta di liquidare le attività.

La cronaca di quella impresa è estratta dalle colonne della rivista francese L’Automobile, che ne pubblico il resoconto nel numero in edicola nel mese di febbraio, 1951, e di cui presentiamo di seguito la traduzione integrale.

Nota: le foto che illustrano il testo provengono dall’articolo pubblicato su L’Automobile, Febbraio 1951, e dal libro che Pierre D’Ieteren dedicò alla sua impresa, Images du Souvenir – 25,000 Kilometres de pistes africaines, Edizioni La Renaissance du Livre, Bruxelles, 1951.


In Gabon, il fango e le profonde ormaie hanno messo a dura prova la piccola 6 CV.

Anche il furgone, piú alto e voluminoso, è sottoposto a uno sforzo importante.

Letteralmente, nel fango fino alle ginocchia …

Le camere di un hotel nel Parco Alberto.

BRUXELLES – LÉOPOLDVILLE – BRUXELLES

25.000 chilometri di strade e di piste con una berlina ed un furgone ‘Volkswagen’

Articolo pubblicato su L’Automobile, Febbraio 1951

Il mese di gennaio del 1951 sarà ricordato come quello dei grandi raids africani. È uno straordinario motivo di orgoglio per i tecnici dell’automobile vedere come le imprese di questi viaggiatori siano state portate a buon fine utilizzando delle normali vetture di serie ed il cui comportamento è stato eccellente al di là di ogni previsione.

Domenica 8 ottobre, Pierre D’Ieteren, Christian Nicolai de Gorhez, Jacques Cortvriendt e Jacques Suater partivano da Bruxelles alla volta del Congo Belga, colonia che intendevano raggiungere per valutare le prospettive di creare delle concessionarie Volkswagen, marca della quale erano i rappresentanti.

Dall’8 all’11 ottobre, la piccola squadra raggiungeva Tangeri via Parigi, Angouléme, San Sebastian, Cordoba, Siviglia, Cadice, Algésiras, dove i veicoli venivano imbarcati per l’Africa.

Il 13 ottobre prendeva avvio l’avventura africana; Moulay, Idriss, Meknés sono le prime località attraversate.

Gli uadi (1) in piena presentano i primi problemi a causa della loro profondità. Per affrontare ogni guado, è necessario entrare a piedi nudi nell’acqua per effettuare le indispensabili sistemazioni delle pietre che formano gli alvei.

Gli uadi in piena

Appena prima di Colomb-Béchar raggiungono l’uadi di Bou-Anane, molto più profondo ed ampio di quelli già attraversati. Dopo due giorni di vana attesa, con il livello dell’acqua che non accennava a diminuire, decidono di sollevare le macchine di 10 centimetri bloccando le sospensioni utilizzando le piastre antinsabbiamento e delle grosse pietre. Con questo espediente, riescono a compiere la traversata con i loro mezzi, nonostante l’acqua fosse ancora 15 centimetri sopra il margine inferiore delle portiere. Lasciando Colomb-Bechar il 19 ottobre lungo la pista di Beni-Abbés credevano finalmente di potere avanzare rapidamente, speranza che venne presto delusa, ritrovandosi in poco tempo la strada sbarrata dall’uadi di Sahoura in piena, con una palina graduata che indicava un livello dell’acqua di 1,5 metri.

Hanno la fortuna di incontrare in quel frangente tre giovani francesi in viaggio verso la Costa d’avorio a bordo di un grosso camion da 10 tonnellate; i tre francesi, dopo due giorni e quando il livello dell’acqua era sceso a 75 centimetri, accettano di caricare la macchina sul camion e di tentare l’attraversata trainando il furgone a rimorchio. In questo modo, fu raggiunta la sponda opposta senza danni, la macchina scaricata e, lungo una strada inondata per lunghi tratti, con l’acqua che lambiva la parte inferiore della carrozzeria, raggiungevano Kersas.

La tôle ondulée.

Esempio di ponte incontrato lungo il tragitto.

In direzione di Léopoldville, a Tachi Apa.

Accampamento a bordo della pista.

Le sabbie molli fech-fech (2)

Un altro uadi, ancora più impegnativo di quello di Sahoura, il Foum, li attende poco oltre. Ci vorranno quattro giorni di pazienza e un lavoro titanico per sistemare l’alveo danneggiato dalla  forza della corrente. Martedì 24 ottobre, dalle sette del mattino all’una del pomeriggio, una squadra di nove uomini trasporto con dei camion e scaricò nelle acque tre carichi di pietre pesanti ciascuna da 100 a 300 chili al fine di creare un passaggio praticabile ai grossi camion che trasborderanno i veicoli della spedizione.

Questa sistemazione consentì loro di attraversare l’uadi all’indomani e di proseguire il loro cammino, su di una pista in tôle ondulée (3), passando da Adrar, In Salah, le montagne dell’Hoggar fino a raggiungere Arak, e poi Tamanrasset, ove passarono la giornata di domenica 29 ottobre.

La guida si fa difficile non appena, lungo la pista verso In Guezzan, devono cercare di evitare di bloccarsi in corrispondenza dei lunghi banchi di sabbia molle e nei tratti ancora più pericolosi di fech-fech. La macchina, nella loro tappa più difficile, si insabbierà tre volte ed il furgone dieci.

Dopo questo tratto il tragitto è facile e senza storia fino ad Agadés, la fine del deserto, dove vengono completate le formalità doganali per entrare nell’Africa Orientale Francese. La pista nella savana che conduce a Zinder è atroce e estremamente sollecitante per i veicoli; l’andatura ridotta che devono mantenere non permette di compiere che un breve tratto di pista ed alla sera del primo novembre raggiungono Tarcut, per raggiungere poi Zinder all’indomani.

Il fango del Camerun

Attraversando la Nigeria, dove Kano è raggiunta il 3 novembre, ed il Camerun, che viene attraversato passando da Jos, Emigu, Mamfe ed arrivando a Doua il 9 novembre, proseguono la rotta verso Leopoldville dove arrivano il 18 novembre dopo avere superato l’Africa Equatoriale Francese e affrontato, presumiamo, delle enormi difficoltà dovute alla stagione delle piogge. La prima meta è raggiunta, e la loro soddisfazione è grande quanto la fiducia nei loro mezzi quando inviano il seguente telegramma: nove giorni da Douala a Léo. Le Volkswagen hanno stupito tutti e sconfitto il fango del Camerun.

Dopo avere completato la prima grande tappa, i nostri viaggiatori passarono qualche tempo a visitare le principali città del Congo Belga e ripresero poi la via del ritorno in Belgio.

Il contachilometri indica 12.447 km.

Costermansville è la prima tappa nel tragitto verso nord, seguita tra il 6 ed il 16 dicembre da Stanleyville, Bangassou, Kano. In quest’ultima località, una sosta di tre giorni, è stata dedicata alla revisione accurata delle vetture. Le valvole verranno registrate per la prima volta dopo oltre 20.000 chilometri di viaggio. Uno strato spesso tre millimetri di fango secco verrà rimosso dalla loro base. Il tragitto prosegue verso Maradi e poi Niamey, raggiunta il 19 dicembre. La pista costeggia il fiume Niger fino a Gao.

Subito dopo Tessalit, ecco apparire ancora il deserto. Il Tanezrouft, immensa distesa piatta e desertica, per oltre 1.000 chilometri.

Pronti ad attraversare un altro corso d’acqua.

Sosta a Bidon V.

L’orizzonte nel Tanezrouft…

La grande boucle (4)

Natale a Bidon V, il 26, Adrar, il 27, Timimoun, il 28 El Golea.

Il 31 sarà l’ultima tappa, segnata dall’incontro con M.me D’Ieteren e M.me Van Marcke de Lummen che affronteranno dopo qualche giorno, la partenza del Rallye Méditerranée – Le Cap e che sono venute con la loro Volkswagen ad incontrare coloro che hanno già completato il grande giro.

L’8 gennaio, le due Volkswagen giungeranno infine a Bruxelles dove verranno ricevute con tutti gli onori al Salone dell’Automobile. Una dimostrazione di coraggio realizzata con dei mezzi affidabili, che ha fatto onore sia ai suoi autori che agli autori dei loro veicoli.

Note del traduttore:

(1) Uadi: letto di torrente non perenne.

(2) Fech-fech: polvere impalpabile che deriva dall’erosione di terreni argillosi e calcarei, molto insidiosa in quanto non offre alcuna portanza al passaggio di un veicolo.

(3) Tôle ondulée: letteralmente ‘lamiera ondulata’,  caratteristiche ondulazioni trasversali che si formano in seguito al passaggio ripetuto di veicoli su piste in terra.

(4) Grande boucle: letteralmente ‘il grande anello’, lungo percorso nel quale il punto di partenza coincide con il punto di arrivo.